Atteggiamento delle donne nei confronti del pene

Breve excursus sull'omosessualità femminile A cura di Dario Ferrara Lo sviluppo psicosessuale della bambina è caraterizzato, al pari del bambino, da un lungo atteggiamento delle donne nei confronti del pene complesso periodo di attaccamento esclusivo alla madre che precede il complesso edipico. In questo periodo la bambina proietta la sua libido nei confronti della madre, il padre, invece, non è altro che un rivale. Nello sviluppo della femmina vi è come un processo di trapasso da una fase all'altra" freud.

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Questa grande privazione, come la precedente, il seno, costituisce la seconda importante ferita, che promuove sentimenti intensi di rivalsa e che conferma le idee della bambina che la madre sia colei che detiene il potere. Nello stadio pre-edipico dello sviluppo, il pene è il mezzo per corrispondere alla seduzione genitoriale e media la relazione con la madre.

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La bambina, quindi, reclama un fallo personale per corrispondere al suo amore ovvero sperimenta la tipica invidia del pene. L'esclusione da un universo di amore e potenza, è densa di frustrazione e attiva impulsi distruttivi proiettati sulla madre, sul suo interno gravido di tesori, e sui rapporti che intrattiene con il padre.

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Sulla base di organizzazioni percettive più perfezionate, dell'evoluzione della scena primaria e degli stimoli provenienti dalla realtà e dai confronti con l'altro sesso, la bambina inizia a riconoscere la madre come distinta dal padre, cioè senza pene, ma pur capace di riceverlo dal padre e di fare bambini. L'invidia del pene si accompagna anche ad una diminuzione dell'attaccamento della donna all'oggetto primario, la madre. All'origine del distacco, Freud, individua l'accusa che la bambina rivolge alla madre di essere l'artefice della propria mancanza; la madre risulterà come colei che volutamente non l'ha fornita di tale tesoro prezioso.

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Successivamente, il desiderio di possesso del pene ed una sua rivendicazione verranno spostati dalla madre al padre che ne è detentore. L'abbandono finale della madre da parte della bambina è l'eventuale riconoscimento della propria evirazione.

Poiché è l'evirazione, la negazione del genitale maschile da parte della madre, che forma il nucleo di quel complicato insieme di rimproveri contro colei che, nel frattempo, è stata pene non in piedi a destra come evirata essa stessa. Alla luce dei fatti è possibile affermare che mentre nel bambino l'evirazione rappresenta uno dei fattori che porta al declino del complesso edipico, nella bambina la riconosciuta evirazione da il via al suo lungo processo di sviluppo.

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Inoltre, quando si accorge dell'evirazione materna, ovvero che anche la madre al suo pari non è provvista di pene, attua nei suoi confronti un processo di svalutazione utile poi, al passaggio al padre. Il passaggio finale dalla madre al padre, cioè l'entrata nel complesso edipico nella bambina, soddisfa la necessità biologica di trasformare la bimba "mascolina" nella donna "femminile", attingendo alla sua passività e alle rimanenti tendenze sessuali positive.

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Le conseguenti fantasie proiettive distruttive sull'interno del corpo materno danno luogo alla paura della ritorsione parentale. La bambina si rivolge dunque al padre per ricevere il pene, attraverso un'identità imitativa e finalmente compiere la seduzione materna. La fase pre-edipica assume un'importanza determinante anche per altri fattori. Freud sosteneva che una durata prolungata di tale fase potesse portare alla possibilità che la bambina rimanga ferma al primitivo vincolo materno e non compia mai la svolta richiesta in direzione dell'uomo.

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In tale fase vi è spazio per tutte le fissazioni e le rimozioni alle quali siamo soliti ricondurre il sorgere delle nevrosi e che non sono necessariamente edipiche.

Secondo Freud, l'omosessualità si innescherebbe nell'infanzia, ma la considerava una fase transitoria da cui passare per arrivare all'eterosessualità tipica dell'età adulta. Le pulsioni omosessuali sono un fenomeno normale, poichè gli esseri umani sono intimamente bisessuali. Freud sostiene che la sublimazione di queste pulsioni determini i rapporti di amicizia tra persone dello stesso sesso e quei comportamenti camerateschi quotidiani.

L'omosessualità non era considerata una malattia, ma al contrario Freud affermava che una certa quota di omosessualità fosse propedeutica allo sviluppo di una personalità eterosessuale.

Sono tre le caratteristiche da considerare: caratteri sessuali fisici ovvero l'ermafroditismo fisico; caratteri sessuali psichici, ovvero l'atteggiamento maschile o femminile; genere di scelta oggettuale. Per quanto riguarda il pensiero della psicoanalisi sull'origine dell'omosessualità, ci sono stati e ci sono ancora adesso molti pareri contrastanti.

Per molto tempo si è considerata l'omosessualità come l'esito di un rapporto troppo stretto e morboso tra il bambino e la madre durante l'infanzia e un padre troppo assente o periferico. Bieber e altri studiosi cosiddetti "neofreudiani" nel sostennero che l'omosessualità fosse una sorta di adattamento psicosessuale e biosociale patologico, determinata da paure irragionevoli riguardante l'espressione di impulsi eterosessuali.

Quindi secondo loro, dietro ogni omosessuale si nasconde un eterosessuale latente. Al contrario di Freud, i "neofreudiani", negavano sia che l'omosessualità scaturisse da una bisessualità inconscia sia l'esistenza di questa bisessualità; per loro, l'omosessualità scaturiva, come per i sintomi isterici, da un conflitto nevrotico.

Comunque queste teorie erano figlie dell'epoca.

L'omosessualità è stata presente come forma di disturbo mentale nel DSM Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali sino alanno in cui è stata derubricata dal manuale, a seguito di un graduale cambiamento culturale dovuto ai movimenti di liberazione sessuale ad opera di lesbiche, gay e transessuali a cui fece seguito, nelil referendum tra i membri dell'APA American Psychiatric Association i quali, a maggioranza, stabilirono che l'omosessualità non era più considerata una patologia.

Nel è stata eliminata dal DSM anche l'omosessualità egodistonica, ovvero una condizione in cui un individuo omosessuale viveva stati di depressione dovuti ad un conflitto con il proprio "io" causati dalla propria omosessualità.

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Col passare degli anni, queste posizioni si sono molto ammorbidite, e già dalla fine degli anni 60 gli psicoanalisti iniziano a rigettare le teorie dei neofreudiani sul conflitto e ritornano al pensiero originario di Freud che sosteneva la natura non conflittuale dell'omosessualità. Freud stesso sostiene che "non spetta alla psicoanalisi risolvere il problema dell'omosessualità.

” psicoanalisi e femminismo” « Effe Rivista Femminista

Essa deve accontentarsi di rivelare i meccanismi psichici responsabili della scelta oggettuale e di individuare i sentieri che da essi vanno alle disposizioni istintuali. Li finisce il suo compito". Al giorno d'oggi, l'omosessualità non è più annoverata come patologia nel DSM-IV, tuttavia, alcuni specialisti, nella pratica clinica con pazienti omosessuali adottano una sorta di terapia correttiva dell'omosessualità parzialmente legittimata poiché, tra le pagine del manuale, sussiste la voce "distubo sessuale non altrimenti specificato": esso è descritto come un significativo disagio esperito dall'individuo riguardo il proprio orientamento sessuale.

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Da un'attenta analisi della letteratura internazionale emerge chiaramente come la maggior parte del materiale scientifico in tema di omosessualità faccia riferimento agli uomini. Infatti, nonostante un'apparente uguaglianza, ancora oggi il mondo della ricerca appare molto più orientato verso il maschile, piuttosto che verso il femminile.

Si ritiene che la psicoanalisi asserisca che le donne sono inferiori e che possono conseguire la vera femminilità solo in veste di mogli e di madri; si pensa che essa serva a giustificare lo status quo borghese e patriarcale, di cui Freud è ritenuto la personificazione.

L'omosessualità femminile nell'antica Grecia, ad esempio, aveva una funzione pedagogica analoga a quella maschile e rappresentava per l'adolescente una fase di passaggio dall'età infantile al mondo degli adulti, durante la quale la giovane veniva educata e preparata al matrimonio e ad una delle funzioni essenziali per i greci: la procreazione.

Intorno al VII sec. Di rilevante importanza fu il circolo di Saffo, che rappresenta il principale modello di questa atteggiamento delle donne nei confronti del pene.

L'attività della poetessa a Mitilene assolveva una ben precisa funzione sociale: Saffo educava fanciulle nobili nella ristretta cerchia del tiaso, una sorta di associazione femminile in cui le ragazze entravano a farne parte prima del matrimonio e dove trascorrevano un periodo d'istruzione e preparazione alle nozze; poi, una volta sposate, si separavano dal gruppo.

Sigmund Freud in risposta a una lettera dell'allievo Ernest Jones, preoccupato e contrario all'accettazione di candidati omosessuali negli istituti di formazione, scrive:"Caro Ernest, non siamo d'accordo con lei. Ci sembra che in simili casi una decisione dovrebbe dipendere da un esame accurato delle altre qualità del candidato".

Le allieve post freudiane divergenze in psicoanalisi K. Sulla genesi del complesso di castrazione K. Questo desiderio narcisistico primario, giustificato nelle bambine, non inficia assolutamente lo sviluppo psicosessuale femminile e ha un suo corrispettivo nei bambini, che desiderano possedere il seno e di avere un bambino. Inoltre, collegata alla fantasia di incesto paterno è la convinzione, carica di sensi di colpa, di aver subito la castrazione in virtù del rapporto sessuale col padre.

Già nel Freud aveva dichiarato che "l'indagine psicoanalitica si rifiuta con grande energia di separare gli omosessuali come un gruppo di specie particolare rispetto alle altre persone, tutti sono capaci di scegliere un oggetto sessuale dello stesso sesso e hanno anche fatto questa scelta nell'inconscio". E aggiunge che, se volessimo darci una spiegazione per tale inclinazione, dovremmo anche, a rigore, spiegare la ragione dell'amore esclusivo di un individuo per qualcuno dell'altro sesso".

Nel 'Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile', p. Essa deve accontentarsi di rendere palesi i meccanismi psichici che sono stati determinanti per la scelta oggettuale

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